AIP e CCVU contro Santo Versace
Il 13 ottobre lo stilista Santo Versace, fratello del più noto Gianni e tra i patron della omonima casa di moda, teneva una lezione agli studenti dell'Uninsubria nell'ambito delle iniziative del decennale
di questa università.
Un'ottima occasione per unire la lotta che da tempo si tiene contro la vivisezione all'Uninsubria e la lotta di AIP alle pellicce, di cui sicuramente la casa di moda Versace, con tutto quello che rappresenta, è un obiettivo simbolo.
Riportiamo il resoconto del presidio già apparso sul sito della Coalizione Contro la Vivisezione nelle Universita
www.bastavivisezione.net
"Lunedì 13 ottobre, ancora una volta, abbiamo voluto ricordare all'Università dell'Insubria, ai suoi studenti ed alla popolazione di Varese quello che accade giorno dopo giorno nel silenzio dei laboratori.
Lo abbiamo fatto, questa volta, alla presenza di un ospite "illustre", invitato dall'ateneo per celebrare il proprio decennale di torture ai danni di animali indifesi. Non è un caso che l’Università dell’Insubria, mentre pretende di costruire il sapere sulla tortura legalizzata di migliaia di cavie, celebri il proprio ruolo nella società invitando Santo Versace, un individuo che ha costruito la propria fortuna sul sangue degli animali “da pelliccia” e sull’adesione acritica al cosiddetto “sistema della moda”, al culto dell’immagine, alla pratica di degradare i corpi mostrandoli come beni di consumo privi di vita, di emozioni, di desideri, morti come le pelli degli animali che li rivestono in passerella.
AIP-Attacca l'Industria della Pelliccia e Offensiva all'Uninsubria hanno ricordato oggi che l'abitudine di considerare gli animali come degli oggetti, come risorse di cui si possa disporre a proprio uso e consumo accomuna il sistema della moda e del consumo a quello della scienza delle torture, alla vivisezione praticata in nome del sapere o delle cure mediche.
Come già in passato, l'autocelebrazione di questa cultura di morte non si è potuta svolgere con la tranquillità e l'assenza di critica auspicata dalle autorità accademiche e dal relatore del giorno.
Versace, una volta tanto, ha dovuto giustificare, di fronte alle domande di alcuni studenti, le proprie pratiche di riduzione di corpi senzienti a pellicce, inserti, cappotti da cui trarre profitto.
I numerosi studenti presenti hanno potuto finalmente sentire la voce della critica alla logica delle cavie, alla logica del "modello"animale, alla logica della violenza sugli indifesi. In alcuni di questi studenti, che il potere scientifico stesso vorrebbe poco più che terreno vergine su cui seminare nozioni dopo aver eliminato ogni slancio di compassione, abbiamo visto riaccendersi il desiderio di guardare negli occhi la cavia strappata alla propria vita, scambiandosi uno sguardo che possa rendere a ciascuno dei due la propria unicità, la propria irriducibilità, la propria bellezza, la propria libertà.
E' per questo che abbiamo gridato ancora più forte la richiesta che avanziamo da mesi: l'università apra i laboratori e mostri ad ognuno che cosa vi accade.
E' per questo che abbiamo rinnovato la richiesta di un incontro pubblico sul tema, quella conferenza patrocinata dal Comune di Busto Arsizio promessa e mai organizzata, quel momento di confronto senza reticenze che tanto spaventa i ricercatori.
Contro una società di cavie, contro un sapere che usa i corpi come oggetti, noi non riusciremo mai a stare in silenzio."