STILE TEUTONICO CONTRO LE PELLICCE
Intervista ad attivisti della Offensive Gegen die Pelz-Industrie
Nel mese di agosto il movimento tedesco ha ricevuto una dichiarazione dalla catena di grandi magazzini Peek&Cloppenburg in cui l’azienda si impegna a non comprare più pellicce dal 2007. Peek&Cloppenburg è divisa in due società apparentemente separate, i cui amministratori delegati sono però fratelli: P&C West, con circa 100 negozi in Germania, Austria, Belgio, Olanda, Polonia e Repubblica Ceca, e P&C Nord, con 30 negozi tra Germania e Polonia. P&C è un grande magazzino di lusso che ha sempre venduto pellicce e inserti in tutti i suoi negozi. La campagna contro P&C è nata nel novembre 2002 ed è stata attiva prevalentemente in Germania e Austria, ma con alcune azioni anche in Polonia, Olanda e Svizzera. La campagna è nata dalla Offensive Gegen die Pelz-Industrie, coordinamento tedesco che ha già fatto chiudere un allevamento di visoni e spinto a mollare le pellicce altri grandi magazzini. Quella contro P&C è stata la vittoria più difficile e lunga da ottenere, ma alla fine ha dimostrato agli attivisti che perseverando e senza mollare si ottengono i risultati sperati, dando anche un segnale chiaro ad altre catene di moda che hanno seguito a ruota la scelta di abbandonare le pellicce.
Riportiamo qui un’intervista fatta a caldo dopo la vittoria contro P&C, sperando che non sia solo un risultato da osservare, ma un buon esempio di lotta da seguire.
Quando e perché è nata la Offensive Gegen Die Pelz-Industrie (OGDPI)? Come funziona?
L’Offensiva contro l’Industria della Pelliccia è stata fondata nel 2000 per combattere questa industria in tutte le sue forme. Vedevamo l’industria della pelliccia come uno dei settori più deboli dello sfruttamento animale, perché è più piccolo e ha un valore economico minore di altri, perché molte persone sono già contrarie alle pellicce e dunque un settore che pensavamo di avere maggiori possibilità di eliminare. L’industria aveva cominciato a riprendersi dal colpo che le era stato dato negli anni ’80 e stava impiegando una strategia deliberata per riportare la pelliccia nei negozi e renderla maggiormente accettabile: c’era una crescente attenzione sugli inserti e gli accessori, su prodotti sbiancati che non davano nemmeno molto l’idea di pelliccia, e nel riportarli nei comuni grandi magazzini, dove persone che non penserebbero mai di entrare in una pellicceria potrebbero trovare una giacca di cincillà e apprezzarla.
Dovevamo rispondere altrettanto strategicamente e abbiamo colpito questi grandi magazzini perché ne abbiamo compreso l’importanza vitale per l’industria della pelliccia, ma anche perché erano degli obiettivi realistici, in quanto non si fondano sulla vendita di pellicce e non dobbiamo farli chiudere, inoltre abbiamo capito che saremmo stati più efficaci se tutti avessimo concentrato le nostre risorse e i nostri sforzi su una azienda alla volta.
A questo scopo siamo una alleanza di gruppi animalisti e di individui che lavorano su questo progetto. Ci sono coordinatori della campagna che preparano il materiale e indicono giornate di azione e cose del genere, e ci sono gruppi ed individui che decidono loro stessi in che modo essere coinvolti con la campagna.
Quali sono state le vostre campagne prima di quella contro il marchio P&C?
Abbiamo iniziato nel 2000 con la catena di moda C&A. Avevano appena riaperto i loro reparti pellicce dopo essere stati senza pellicce in seguito alle proteste avute dieci anni prima. Questo non poteva essere tollerato. Come con tutti gli altri negozi con cui «abbiamo lavorato» abbiamo scritto loro una lettera educata, informandoli del mercato delle pellicce e chiedendo di cessarne il sostegno. Dopo non aver avuto alcuna risposta è cominciata la campagna. Ci sono state proteste, entrate nei negozi, allucchettamenti, petizioni, cortei e teatro di strada… e nel febbraio 2001 hanno fatto uscire un comunicato stampa in cui annunciavano la fine di quello che avevano chiamato il «periodo di prova» della vendita di pellicce.
Ci siamo spostati su Karstadt Quelle, la più grande catena di grandi magazzini in Germania, proprietaria di diversi marchi. Questa è una società per azioni e quindi, oltre a tutte le tattiche utilizzate per C&A, abbiamo anche comprato delle azioni e ci siamo presentati alla riunione annuale degli azionisti per disturbarli pure lì. Abbiamo fatto un presidio all’esterno che ha avuto un buono spazio sui media, alcune persone hanno interrotto la riunione fino ad essere buttate fuori, altre hanno utilizzato il loro diritto di parola come azionisti. La strada di un campo da golf dove si teneva un torneo organizzato da uno dei marchi di Karstadt fu riempita di scritte. Nomi e indirizzi di alcuni manager furono pubblicati e nel settembre 2002 anche loro hanno annunciato di uscire dal mercato delle pellicce.
Mentre stavamo facendo queste campagne arrivò anche la fine di una campagna che andava avanti da tre anni contro l’allevamento di visoni Rossberger, nella Germania occidentale, quando l’allevamento fu costretto alla chiusura il primo gennaio del 2002. Un importante successo per tutti quelli coinvolti nella campagna, anche molto motivante.
Nel 2001 una azienda di vendita per corrispondenza chiamata Otto, che aveva cessato di vendere la pelliccia di altri animali negli anni precedenti, è stata convinta a cessare anche con quella di coniglio, in soli due mesi di proteste via lettera e invio di informazioni sulla produzione di pelliccia di questo animale.
Inditex ha inoltre annunciato che avrebbe cessato la vendita di pelliccia in tutti i loro 2064 negozi nel mondo poco prima che partisse una campagna internazionale nei loro confronti, una campagna che la OGDPI aveva deciso di sostenere.
Quale credete sia stato il motivo che ha infine spinto P&C a rilasciare una dichiarazione?
Non so. Credo che non potessero più sopportare la campagna e dopo quattro anni era chiaro che non avremmo mai mollato.
In una campagna anti-pellicce contro i grandi magazzini e catene di moda quale credete sia la tattica con il maggior effetto: boicottaggio, proteste, utilizzo dei media, azione diretta, disobbedienza civile...?
Non credo che ognuna di queste tattiche sarebbe stata altrettanto efficace se utilizzata da sola. La bellezza di campagne di reti decentralizzate è che ognuno può contribuire, ognuno può fare quello che gli riesce meglio e che si sente in grado di fare per assicurarsi che la campagna sia vittoriosa. Le varie forme di protesta si possono complementare l’una con l’altra.
I presidi davanti ai negozi sono stati una forma costante di presenza – i lavoratori, i clienti, i manager, tutti sapevano che noi c’eravamo. Sono anche un modo per informare le persone sulle pellicce sulle questioni animaliste in generale, sperando di portarli a considerare questi argomenti. Alcune di queste persone boicotteranno il negozio, firmeranno una petizione o scriveranno una lettera. Questo è ottimo, ma se è tutto ciò che succede non è sufficiente – una azienda può benissimo convivere con questo. Invece non gli piace avere pessima pubblicità sui media, azioni più allargate o inusuali e interessanti possono ottenere uno spazio sui giornali, dove più persone potranno conoscerle. possono ottenere uno più persone potranno conoscerle. Alcune azioni di disobbedienza civile gli costano molto in termini di tempo e di denaro e sono state molto imbarazzanti per loro. Ad una protesta sul tetto a Vienna, i clienti se ne stavano fuori dal negozio applaudendo i manifestanti, l’azione ha avuto spazio su molti quotidiani nazionali e i manager di P&C erano furiosi. Ma la disobbedienza civile può essere costosa per gli attivisti in termini di multe e richieste danni, quindi è necessario soppesare sempre i pro e i contro.
Durante la campagna Karstadt alcune persone hanno comprato le azioni e hanno potuto partecipare all’assemblea annuale. Questo è l’evento annuale per presentarsi al meglio ai propri azionisti e quindi l’abbiamo utilizzata per tirare fuori il nostro messaggio. Prima dell’assemblea c’è stata una protesta con teatro di strada e questa ha avuto risalto in tv quella sera stessa. Un gruppo di attivisti ha interrotto il discorso dell’amministratore delegato e altri hanno fatto uso del loro diritto di parola come azionisti per parlare e fare domande sul commercio di pellicce. Credo che sia stato molto imbarazzante per loro.
P&C ha una struttura finanziaria diversa e quindi non hanno questa sorta di uscite pubbliche. Ma per loro trovare i migliori dipendenti è molto importante, quindi partecipano a molte fiere di introduzione dei giovani al mondo del lavoro e cose del genere. Portano i loro stand e fanno discorsi sulle prospettive di carriera dentro P&C. Questi eventi sono di solito aperti a tutti e sono stati disturbati molte volte. A volte delle persone sono montate sul palco e hanno interrotto i loro discorsi, una volta della vernice rossa è stata gettata sul loro stand, un’altra sono stati distribuiti dei volantini promettenti regali e centinaia di persone ne hanno fatto richiesta al loro stand per tutto il giorno.
A volte delle azioni efficaci possono essere molto semplici: a Berlino dei lucchetti da bicicletta sono stati messi sulle maniglie al mattino presto, dove sono rimasti senza essere notati fino al momento dell’apertura, quando era già presente una fila davanti alle porte. Hanno dovuto aprire con un’ora di ritardo, con tutte queste persone che guardavano o che se ne andavano impazienti.
Col passare del tempo e il diminuire della pazienza l’ALF ha avuto un ruolo di un impatto crescente nella campagna, e sono sicura che sono stati un fattore molto importante nella vittoria. Da un lato il danneggiamento della proprietà – vetrine dei negozi o abiti con pelliccia – ha un effetto simile al boicottaggio. Rende la vendita di pellicce non proficua. Dall’altro lato le azioni sono state dirette anche ai responsabili, per persuaderli direttamente, credo, che il mercato delle pellicce non vale i loro problemi. I loro numeri di telefono sono stati pubblicati, ci sono state proteste a casa, danneggiamenti delle loro proprietà. La campagna è diventata reale per loro, qualcosa con cui dovevano fare i conti, qualcosa di scomodo. Anche se i direttori sono lontani dai presidi settimanali, non erano più in grado di ignorare la campagna. Quasi alla fine della campagna è stato scoperto dove la famiglia Cloppenburg era in vacanza in Spagna e i numeri di telefono delle loro stanze di albergo e i loro cellulari sono stati pubblicati.
In definitiva, le tattiche migliori dipendono dall’azienda – quali sono le loro forze e le loro debolezze? Cosa è importante per loro?
Quale è lo stato dell’industria della pelliccia in Germania? Credete che la vostra campagna e in generale il movimento di liberazione animale abbiano avuto un effetto?
Il mercato delle pellicce qui è indubitabilmente debole e questo ha molto a che vedere con il movimento. Nei sei anni passati dalla nascita della OGDPI siamo riusciti a convincere 11 aziende a smettere di vendere pellicce, e questo significa alcune migliaia di negozi nei centri delle città e anche cataloghi di abbigliamento. Ogni volta che convinciamo un’azienda a mollare l’industria, questo ha anche un effetto sulle politiche di altre aziende.
Le persone sono informate sulla crudeltà della produzione di pellicce grazie alle iniziative. Le pelliccerie chiudono e non credo che succeda solo perché la pelliccia non è di moda, ci sono molti fattori, ma noi siamo sicuramente uno di questi.
Ovviamente c‘è ancora molta strada da percorrere. In Germania ci sono ancora circa trenta allevamenti di animali da pelliccia in cui gli animali soffrono e muoiono, ancora numerose pelliccerie, negozi di moda che vendono pellicce e persone che le comprerebbero. Quindi abbiamo ancora un sacco da fare, perché questa industria non se ne sparirà da sola.
Il numero di allevamenti di animali da pelliccia in Europa e negli Stati Uniti sta calando, ma nel frattempo ci sono sempre più enormi allevamenti che aprono in Cina, per esempio. Pensate che come movimento possiamo avere un effetto concreto sul mercato di pellicce o sarà solo spostato altrove, troppo distante dalla nostra portata?
Possiamo avere un effetto su questo mercato – le campagne che abbiamo vinto e i dati ci mostrano che stiamo avendo un effetto. Gli allevamenti in Cina non sono per un mercato puramente cinese o asiatico ma per l’esportazione in tutto il mondo. La maggior parte delle pellicce vendute in Germania sono importate da Scandinavia o Cina o altrove. Combattere qui contro questo mercato speriamo porti ad una minore richiesta di importazioni e quindi ad un impatto sull’industria da altre parti.
Ovviamente non possiamo cambiare tutto il mondo, ma questa non è una buona ragione per non provare a cambiare quanto più possiamo. Ed è sicuramente più facile cominciare nel luogo in cui ci troviamo.
Ci potete parlare del vostro prossimo obiettivo e dei motivi per cui l’avete scelto?
Come reazione alla dichiarazione di Peek & Cloppenburg un altro grande magazzino, Appelrath & Cüpper, ha annunciato in un organo dell’industria tessile che anche loro avrebbero potuto fare un simile comunicato stampa. Per questo motivo, e perché erano comunque un buon obiettivo, con molte pellicce e lo stesso profilo di clienti di P&C, abbiamo deciso che sarebbero potuti diventare i prossimi. Quindi ci siamo messi in contatto con loro e siamo riusciti a convincerli a fare un comunicato stampa solamente negoziando.
Poi è venuto Kaufhof. Ad una grande manifestazione nazionale a Colonia sono stati annunciati come nuovo obiettivo della campagna. Il corteo è passato vicino ad uno dei loro negozi e hanno avuto un assaggio di cosa li avrebbe aspettati. Solo una settimana più tardi, ancora prima del primo giorno di azione della campagna, anche Kaufhof ha annunciato che avrebbe cessato la vendita di pellicce. Straordinario.
Credo che tutti stessero osservando le precedenti campagne e sapevano cosa attendersi. Questo mostra che una campagna contro una azienda manda dei segnali a tutte. Possono non prenderti sul serio all’inizio, ma presto imparano che devono farlo.
La storia è stata simile in Austria. La Offensive è riuscita a convincere Schöps, Turek e Fürnkranz a tagliare i loro legami con l’industria della pelliccia in un solo mese. Adesso stanno conducendo una campagna contro Kleiderbauer, che è partita molto bene. Un obiettivo tedesco non è stato ancora scelto.
(ndr: dopo questa intervista la campagna si è mossa sulla catena di negozi Adler, con 100 punti vendita tra Germania, Austria e Lussemburgo. Adler ha mollato le pellicce dopo un solo giorno di campagna!)