Un'occasione per essere la voce di migliaia di animali
Dal 14 al 19 luglio si tiene
a Riccione un evento molto importante per tutta la
moda italiana e
internazionale. RICCIONE MODA ITALIA è un concorso
destinato ai giovani stilisti a cui partecipano 500 scuole
di moda di tutta Italia, giunto alla 18° edizione e organizzato
da CNA FEDERMODA e dal comune romagnolo e patrocinato
da un numero notevole di ministeri.
L'iniziativa è veramente un simbolo
per la città ma soprattutto per questo settore; da
una parte unisce imprenditori, stilisti, griffes internazionali
e molti addetti ai lavori e dall'altra è considerata
una concreta opportunità per i nomi emergenti, per
il futuro delle passerelle.
I trenta finalisti gareggiano in 6 diverse
sezioni: abbigliamento, maglieria, intimo/mare, ricamo, accessori,
calzature e, purtroppo, anche la PELLICCERIA; rappresentata
dall'AIP - Associazione Italiana Pellicceria (dall'acronimo
identico al nostro ma con gli obiettivi piuttosto diversi
),
sponsor della gara sin dalle prime edizioni.
Quest'ultima metterà a disposizione quella che viene
definita "la materia prima" e fornirà assistenza
per la realizzazione dei modelli, oltre a premiare con una
borsa di studio e uno stage i vincitori.
Vista l'importanza del concorso abbiamo ritenuto
fondamentale contattare gli organizzatori e chiedere loro
di valutare la possibilità di escludere proprio quest'ultima
sezione. Le sofferenze che patiscono gli animali per l'utilizzo
del loro pelo sono una vergogna a cui si deve porre fine al
più presto e riteniamo che non si debba incentivare
gli studenti di moda a disegnare capi in pelliccia, invogliandoli
di fatto a trovare un lavoro in questo settore. La loro risposta
non si è fatta attendere, e se da una parte hanno annunciato
l'impossibilità di modificare per quest'anno un evento
già organizzato, dall'altra si sono mostrati comunque
interessati ad una sorta di confronto, proponendoci di partecipare
ad una conferenza-dibattito in cui saranno coinvolti
gli studenti e probabilmente anche rappresentanti della stessa
Associazione Italiana Pellicceria.
Abbiamo accettato. Avremo la possibilità,
sabato 19 luglio, il giorno più significativo
in quanto finale del concorso, di parlare agli studenti e
informarli di tutte le crudeltà che questa industria
tende a nascondere o a minimizzare.
L'alternativa a questo dibattito c'era. Potevamo organizzare
una settimana di proteste o una grande manifestazione nazionale
e utilizzare la pressione e la costanza che ci ha contraddistinto
fino ad ora contro chiunque commerci, produca o sponsorizzi
le pellicce.Ma è anche nelle scuole di moda e nella
formazione verso questa professione che bisogna urgentemente
far comprendere l'ovvietà che gli animali non sono
oggetti che si possono utilizzare, non sono un indumento né
una vanitosa guarnizione con cui adornare un abito. Questo
è uno dei motivi che ci ha spinto ad accettare.
Un altro motivo risiede nel fatto che CNA
Federmoda si è detta disponibile sin da subito a valutare
la presenza della sezione pellicceria nelle prossime edizioni
e il dibattito di quest'anno non è da considerarsi
un contentino ma un primo passo di un cammino verso il cambiamento
di questo importante evento. Vista la partecipazione di alcuni
dei nomi e delle griffes considerate tra le più prestigiose
dell'ambiente, la possibile esclusione della sezione pellicceria
per motivi etici costituirebbe un duro colpo ad un industria
che si dice attenta al benessere degli animali che sfrutta
e uccide.
Ciò avrebbe delle conseguenze non
immediate ma comunque di buon auspicio su tutto il settore
della moda, visto che il concorso viene proposto a tutte le
scuole di moda d'Italia e che da qui escono quelli che saranno
i futuri stilisti. Negli anni scorsi questo concorso ha indirizzato
i vincitori verso collaborazioni con stilisti internazionali,
tra cui anche Roberto Cavalli, noto per l'enorme utilizzo
di vero pelo nelle sue collezioni. E' innegabile l'importanza
di riuscire ad escludere la pellicceria da questo evento.
Questo possibile risultato si aggiungerebbe
a tutte le firme e catene di abbigliamento che in tutto il
mondo si rifiutano sempre più spesso di uccidere animali,
adottando politiche fur-free che tutta la moda deve cominciare
a prendere seriamente in considerazione.
Perché vedere la fine di questo massacro
può voler dire anni di campagna contro un determinato
obiettivo, presidi ed inviti al boicottaggio; ma può
voler dire anche adoperarsi per quelli che crediamo cambiamenti
culturali significativi.
Non ci sono scuse né giustificazioni
per continuare ad uccidere gli animali per la loro pelliccia
ed è con questo spirito e con questo chiaro messaggio
che parteciperemo al dibattito di sabato 19 luglio.
Campagna AIP