Da articoli di stampa locale si apprende di una liberazione di visoni
da un allevamento a Castel di Sangro (AQ), già noto alle cronache per
fatti risalenti al 1999, quando il sig. D'Amico aggredì attivisti di
Peta e di Animalisti Italiani entrati nel suo allevamento insieme ai
cameramen di Striscia la Notizia. Il processo per la sua brutale
aggressione è ancora in corso, mentre nel frattempo le autorizzazioni
che non aveva gli sono state probabilmente concesse, facendogli
continuare l'attività di sterminio di animali, fatta per passione
dopo le lezioni da professore di Agraria.
Già nel 2003 qualcuno firmandosi ALF entrò nel suo allevamento
aprendo tutte le gabbie. Questa volta la cosa si è ripetuta, facendo
fuggire i visoni e aggiungendo anche danni ad attrezzature e
l'incendio del locale di concia delle pelli.
Particolare curioso è che il Sig D'Amico oltre a non volere
rilasciare commenti alla stampa non abbia nemmeno sporto denuncia,
cercando di far passare la cosa sotto silenzio.
Tratto da primonumero.it
"Raid nell'allevamento di Castel di Sangro
Gli ’Eco-terroristi’ liberano 130 visoni: pericolo per il Molise
Un gruppo animalista riesce a liberare dalle gabbie gli esemplari da
pelliccia a Castel di Sangro durante un blitz notturno. Ma ora gli
animali, abituati a vivere in cattività, fanno strage di galline e
anatre tra Abruzzo e Molise. Avvistati anche a Vastogirardi e San
Pietro Avellana. Gli agricoltori temono incursioni nei pollai, ma gli
animali sono in gran parte destinati alla morte.
Un allevamento di visoni
Li chiamano “ecoterroristi”: un neologismo che indica una moderna
forma di terrorismo a sostegno di cause ambientaliste, ecologiste
oppure animaliste. Come il “Fronte per la liberazione degli animali”
americano. Ma un esempio simile, sebbene assai meno celebre, si trova
anche dalle nostre parti. Il gruppo infatti, formato da persone al
momento senza identità e sulle cui tracce sono le forze dell’ordine,
alcuni giorni fa ha liberato oltre un centinaio di visoni
d’allevamento, il cui manto setoso e lucido è usato per le pellicce.
E’ accaduto a Castel di Sangro, cittadina in provincia di L’Aquila
che al Molise è molto vicina: poche decine i chilometri che la
dividono da luoghi come Vastogirardi o San Pietro Avellana. Luoghi
dove, per l’appunto, sono stati avvistati alcuni esemplari di visone.
Potrebbe essere una buona notizia per gli amanti degli animali, ma in
realtà non lo è. I mustelidi infatti, che hanno sempre vissuto in
cattività e costretti nelle gabbie, stanno creando seri problemi
all’ecosistema naturale, tanto che numerosi agricoltori della zona
hanno lamentato stragi di galline e anatre nelle campagne negli
ultimi giorni, puntando il dito contro i visoni che, affamati e feroci, decimano i
pollai con i loro denti aguzzi. Simili alle nutrie, si muovono agili
risalendo il fiume Sangro e aggredendo animali domestici e selvatici.
Un problema anche per il Molise, visto che i visoni hanno fatto la
loro comparsa nella riserva naturale di Monte di Mezzo, tra San
Pietro Avellana e Vastogirardi, dove vivono molte specie protette e
dove si comincia a temere per le conseguenze della liberazione di
massa.
Una liberazione che risale a diversi giorni fa, ma che è passata
sotto silenzio in Abruzzo. Forse anche perché non è interesse
dell’allevatore far esplodere il caso. Raffaele D’Amico, il
proprietario dell’allevamento finito in più occasioni nel mirino
della cronaca, anche nazionale (nel suo allevamento c’è stata una
troupe di Striscia la Notizia più volte) e della giustizia, per
presunti maltrattamenti ai danni degli animali (sul processo grava il
rischio della prescrizione) ha inizialmente cercato di riacciuffare i
visoni. Impresa difficile, per la verità, e anche poco utile dal
punto di vista dell’allevatore, dal momento che gli ecoterroristi
hanno staccato i cartellini identificativi, e con essi si sono perse
le caratteristiche degli animali necessarie per gli accoppiamenti e
la riproduzione.
«Gli animalisti ci avevano già provato altre volte» raccontano a
Castel Di Sangro, dove il raid notturno ha fatto parlare, e
parecchio. Gli autori del blitz sono entrati di notte, e hanno rotto
i lucchetti delle gabbie, che si trovavano all’aperto. Non solo:
hanno bruciato il laboratorio di conceria e rotto parecchie
attrezzature mentre gli animali, pazzi dallo stordimento, si lanciano
nella natura disperdendosi fra gli alberi. Circa
130, secondo una stima ufficiosa, i visoni liberati, che hanno preso
poi diverse strade. Avvistati nei comuni limitrofi e nei boschi del
parco nazionale dell’Abruzzo, si sono spinti fino al Molise risalendo
il fiume Sangro. E facendo strage di polli, anatre e altri animali
incrociati nel percorso.
L’introduzione deliberata di questi animali ha comunque esiti
disastrosi anche sulla specie nel complesso: i visoni americani, che
sono quelli allevati in cattività, non sempre sono abituati a
procacciarsi il cibo e difendere un proprio territorio. In pratica la
maggior parte degli animali "liberati" muore entro due mesi dal
rilascio, generalmente per fame o per ferite riportate da
combattimenti con altri esemplari.
(Pubblicato il 01/10/2009)"
Tratto da Il Centro*
"Gli animalisti liberano 130 visoni
Blitz all’allevamento D’Amico, tentato anche l’incendio del
laboratorio
CASTEL DI SANGRO. Un blitz anti-pelliccia ha portato alla liberazione
di 130 visoni da un allevamento di Castel di Sangro. Gli animalisti
sono entrati di notte, hanno fatto saltare i lucchetti delle gabbie e
dopo avere staccato i cartellini identificativi hanno lasciato
correre via i predatori dal pelo pregiato. Non contenti hanno tentato
di incendiare il laboratorio di conceria e rotto alcune
apparecchiature. E’ accaduto una settimana fa.
Una «crociata» senza le telecamere che spesso accompagnano simili
azioni. Un fatto che forse sarebbe passato sotto silenzio -
l’allevatore non ha presentato neanche denunce - se non fosse
accaduto che i visoni, lungo il loro sentiero della libertà, hanno
cominciato ad assaltare i pollai dell’Alto Sangro e del vicino
Molise. Alcuni esemplari sono stati avvistati a Vastogirardi e San
Pietro Avellana, in provincia di Isernia. Altri sono comparsi lungo
le sponde del fiume Sangro, in prossimità del Parco nazionale
d’Abruzzo. Diversi persino nella riserva naturale di Monte di Mezzo e
nei boschi circostanti. «Sono affamati e feroci», raccontano alcuni
agricoltori del posto che si sono imbattuti nei visoni in fuga. Che
raccontano di vere e proprie stragi di galline, anatre e altri
animali incrociati sul loro percorso. I mustelidi dai denti aguzzi
stanno creando un serio problema all’ecosistema. «Un disastro»,
sottolinea Angelo Caruso, vicesindaco di Castel di Sangro, «questi
visoni stanno causando notevoli danni e sono diventati un caso».
Un caso che nei giorni scorsi ha interessato anche i carabinieri
della compagnia sangrina, agli ordini del capitano Paolo Befera,
informati delle incursioni.
La famiglia D’Amico, titolare dell’allevamento, non ha voluto fare
commenti sulla vicenda. L’azienda, nel 1999, finì alla ribalta
nazionale per un altro raid, all’epoca compiuto da Animalisti
Italiani, organizzazione romana aderente alla Peta (People for the
ethical treatment of animals) che protestava per presunti
maltrattamenti subiti dagli animali destinati a diventare pellicce.
La protesta sfociò in una rissa a colpi di bastone e forcone. Nove
ecologisti rimasero feriti. Scattarono le denunce e ci fu anche
l’inchiesta della magistratura. Del caso si occupò più volte anche
Striscia la notizia.
I visoni liberati nei giorni scorsi sono della specie americana,
allevata in cattività e non abituata a procacciarsi il cibo. Nelle
gabbie di allevamento si nutrono di carne o pesce e stando a quanto
riportato dall’Associazione italiana allevatori di visoni tutte le
aziende adottano misure per evitare maltrattamenti. Per gli esperti,
invece, la loro sopravvivenza in natura è destinata a finire nel giro
di qualche mese. Un tempo necessario per compiere altre dannose
scorribande fra l’Alto Sangro e il Molise. Tanto che non si escludono
provvedimenti per tentare di catturare i visoni in fuga.
(02 ottobre 2009)"
* Foto tratte da Il Centro